Un assegno da 500 euro a 11 giovani imprenditori della provincia under 30 per dare loro un sostegno a seguito della crisi dovuta all’emergenza Covid e al lockdown. Il Rotary Club di Grosseto ha voluto così supportare le imprese, la cui attività in molti casi si è dovuta fermare. E sono rientrati in questa iniziativa anche due Giovani imprenditori di CNA Grosseto.
“Il club – si legge nella lettera ricevuta dai beneficiari – vuole essere presente con un contributo economico che, pur non risolvendo la situazione, sia inteso come un messaggio di incoraggiamento, di solidarietà di vicinanza”. I due giovani imprenditori associati a CNA e sostenuti dal Rotary Club sono Michele Agostini, rappresentante della Ricoh Italia, che eroga servizi di gestione documentale, fornisce stampanti, fotocopiatrici e altro, Michele Landi, della ditta Landi 1966, che proprio da quell’anno è un punto di riferimento in provincia per la produzione e l’installazione di sistemi per l’oscuramento solare.

“Ho espresso la mia gratitudine al Rotary – spiega Agostini -. Si è trattato di un riconoscimento inaspettato che ho apprezzato molto. Il Rotary Club senza annunci o cerimonie ha aiutato in maniera concreta me e altri giovani del territorio. Questo apprezzamento mi ha riempito di gioia e di responsabilità e mi ha motivato nel continuare il mio percorso imprenditoriale con ancora più impegno e determinazione”.

Anche Michele Landi ringrazia il Club di Grosseto sottolineando anche come “…  ringrazio il Rotary, ma ho vissuto con po’ di imbarazzo questo sostegno: mi sono sentito privilegiato, ma non voglio, per questo, dimenticare che ci sono molti altri imprenditori sotto ai 30 anni, che si impegnano ogni giorno per mantenere vive e attive le loro imprese, pur tra mille difficoltà”.

Adesso le imprese dei due Giovani imprenditori stanno tornando alla normale attività, ma le difficoltà vissute nel periodo di blocco sono ancora vive nella memoria. “Nel periodo del lockdown – racconta Michele Agostini – sono riuscito a fare assistenza e lavorare sopratutto con imprese grandi e strutturate, che sono state in grado di utilizzare gli strumenti del telelavoro. E’ stato più difficile, invece, essere presenti e al fianco dei piccoli imprenditori, perché spesso lavorare ‘da lontano’ non aiuta. L’attività è lentamente ripresa, ma molti investimenti importanti o interventi di sostituzione di macchinari sono rimandati all’autunno: tanti miei clienti, infatti, stanno cercando di capire come si evolverà la situazione nei prossimi mesi e, giustamente, non si sentono sereni ad impegnarsi in questa situazione di incertezza. Noi, comunque, continuiamo a lavorare con tenacia e passione”.

“La mia impresa è stata chiusa dal 10 marzo al 4 maggio. Ho sofferto, insieme ai miei dipendenti questa situazione, non solo dal punto di vista economico, ma anche psicologico: sono una persona che ha bisogno di sentirsi attiva nel proprio lavoro”, dice Michele Landi. “Per la prima volta, da quando l’azienda esiste, abbiamo dovuto ricorrere alla cassa integrazione, grazie al Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato. Abbiamo deciso di anticiparla, a tutela del nostro personale, ma chiaramente è stata una scelta impegnativa, che altre imprese non hanno potuto fare”. Adesso, con la riapertura delle attività, che ha coinciso anche con la bella stagione, il lavoro non manca: “Abbiamo ricominciato a lavorare con commesse che avevamo e che, per il lockdown non avevamo potuto portate a termine – continua Landi -. Poi, come ogni estate, il lavoro è ripreso anche se, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso  stiamo registrando un calo di circa il 10%. Spero che la situazione che abbiamo vissuto non si ripeta più anche perché la mia, come molte altre ditte, si è trovata in difficoltà per le molte notizie che si susseguivano sugli adempimenti da attuare, in materia di sanificazione, di sicurezza sul lavoro e molto altro: l’incertezza, anche sui costi diretti o indiretti da sostenere per rispondere a tutte le prescrizioni normative, non ci hanno fatto stare sereni. In alcuni momenti sono mancate indicazioni normative chiare e questo ha comportato che dovessimo provare a ripensare al modo in cui portare avanti il lavoro, che è artigianale e non standardizzato. Mi auguro, quindi, di non dover vivere più un’esperienza simile, perché credo che l’imprenditoria non potrebbe reggere un nuovo stop. Per natura, però, sono ottimista quindi stiamo andando avanti con il consueto impegno”.

 

 

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