È l’energia elettrica a guidare la classifica dei rincari a due settimane dall’inizio del conflitto in Iran, seguita da rame, ferro, alluminio e carburanti mentre si registrano rialzi contenuti per l’acciaio, stabile invece il prezzo delle farine. È quanto emerge da un monitoraggio, realizzato da CNA tra un campione di imprese, che rileva un generalizzato incremento dei prezzi dei materiali, l’inizio di tensioni sull’approvvigionamento, oltre a un forte aumento dei costi di spedizione (fino a 3mila euro in più per un container standard) e coperture assicurative.
“Un problema – commenta Saverio Banini, presidente di CNA Grosseto – che si è manifestato già a pochi giorni dallo scoppio della guerra in Iran e delle tensioni in Medio Oriente e che le nostre imprese associate hanno registrato sin da subito, come ho avuto modo di sottolineare nel corso della direzione nazionale, che si è tenuta a Firenze la settimana scorsa. Una questione senza dubbio legata all’aumento dei costi per la produzione e il trasporto di alcuni bei,e ma che è anche dovuta a tentativi di speculazione che non possiamo accettare. Il caso dell’aumento dei carburanti, schizzato alle stelle già dopo due giorni dall’inizio delle ostilità è, purtroppo, emblematico: i prezzi, infatti, sono saliti anche su beni già presenti e stoccati e questo è inaccettabile. Si tratta di un tentativo, nemmeno troppo nascosto, di speculazione da parte dei fornitori che deve essere contrastato con ogni mezzo, perché ne va della gestione della nostra economia e della capacità di spesa delle famiglie. Per questo, chiediamo a gran voce che tutti i soggetti preposti facciano la propria parte per monitorare, sorvegliare e contrastare tentativi speculativi, che non possono essere accettabili”.
Il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica ha messo a segno un aumento del 60%, in linea con le quotazioni del gas sulla piazza di Amsterdam, mentre il prezzo medio delle ultime due settimane si attesta a 143 euro MWh rispetto ai 102 euro della Germania, 63 euro della Francia e 48 euro della Spagna.
Dopo l’energia elettrica, i maggiori rialzi riguardano il rame con un balzo che sfiora il 40% consolidando un trend in atto da oltre un mese a causa della forte domanda da automotive e data center, mentre le quotazioni al London Metal Exchange segnano una flessione del 2% negli ultimi 10 giorni. A seguire il ferro e i profilati di alluminio con listini ritoccati del 20%. Il settore delle costruzioni lamenta incrementi del 18% per il conglomerato bituminoso (a fronte di un rialzo del 12% del future alla Borsa di Shanghai) e le membrane, +10% per il calcestruzzo. Nel settore della meccanica alcune plastiche accusano incrementi del 30%. Va meglio per l’acciaio.
I coils zincati nelle ultime due settimane mostrano un aumento del 4%, i laminati a caldo del 3% e sostanzialmente stabili i laminati a freddo. Tuttavia, da inizio anno sono tre semilavorati in costante aumento intorno al 10%. Anche il legno ha iniziato a sentire il clima di tensione con incrementi dei prezzi tra il 10 e il 15%.
“Dopo l’impennata dei primi giorni – aggiunge Banini – si è stabilizzato il prezzo dei carburanti con un aumento del 15% per il gasolio e inferiore al 10% per la benzina. Costi che comunque rendono la gestione delle finanze delle imprese più complicata”.
Altro elemento di preoccupazione è l’incertezza e la variabilità dei listini. Le quotazioni dei materiali sono valide per 24 ore, per alcuni prodotti come tubazioni e raccordi in pvc i fornitori accettano gli ordini con riserva di aggiornamento prezzi.
Prezzi stabili per le farine ma il settore dei prodotti da forno è tra i più sensibili alle variazioni dell’energia (le bollette incidono intorno al 14% dei costi di produzione). L’aumento delle bollette si farà sentire su attività ad alta intensità energetica come il settore dei lapidei dove rappresenta il 30-35% dei costi totali per le imprese di trasformazione e il 40% per le tinto-lavanderie.
“All’aumento dei costi – conclude Banini – si aggiungono le difficoltà di approvvigionamento che possono rallentare la produzione, rendendo complicata anche la programmazione dei lavori”.



“Un problema – commenta Saverio Banini, presidente di CNA Grosseto – che si è manifestato già a pochi giorni dallo scoppio della guerra in Iran e delle tensioni in Medio Oriente e che le nostre imprese associate hanno registrato sin da subito, come ho avuto modo di sottolineare nel corso della direzione nazionale, che si è tenuta a Firenze la settimana scorsa. Una questione senza dubbio legata all’aumento dei costi per la produzione e il trasporto di alcuni bei,e ma che è anche dovuta a tentativi di speculazione che non possiamo accettare. Il caso dell’aumento dei carburanti, schizzato alle stelle già dopo due giorni dall’inizio delle ostilità è, purtroppo, emblematico: i prezzi, infatti, sono saliti anche su beni già presenti e stoccati e questo è inaccettabile. Si tratta di un tentativo, nemmeno troppo nascosto, di speculazione da parte dei fornitori che deve essere contrastato con ogni mezzo, perché ne va della gestione della nostra economia e della capacità di spesa delle famiglie. Per questo, chiediamo a gran voce che tutti i soggetti preposti facciano la propria parte per monitorare, sorvegliare e contrastare tentativi speculativi, che non possono essere accettabili”.