La trasmissione d’impresa si conferma una delle sfide decisive per il futuro del sistema produttivo italiano e nei prossimi anni oltre un milione di imprese dovrà fare i conti con le forti criticità del passaggio generazionale. È quanto emerge dall’indagine realizzata dalla CNA, che ha coinvolto oltre 2mila imprenditori su tutto il territorio nazionale. I dati parlano chiaro: oltre l’80% degli imprenditori over 40 ha già affrontato il tema della trasmissione della propria attività. Tuttavia, tra il dire e il fare permane una distanza significativa: più della metà non ha ancora avviato azioni concrete per pianificare il passaggio di testimone.

“Il tema del passaggio generazionale di impresa – spiega Michele Agostini, presidente di CNA Giovani Imprenditori Grosseto – già da alcuni anni è al centro dei lavori del gruppo Giovani imprenditori; ho avuto modo personalmente, facendo parte del comitato esecutivo nazionale, di lavorare alla proposta di legge, con cui vorremmo fare leva sulla fiscalità agevolata per favorire il subentro in azienda di nuovi imprenditori e, proprio perché credo fortemente in questa possibilità, l’anno scorso abbiamo accolto a Grosseto la prima tappa della presentazione di questa proposta sui territori, dopo il lancio dell’iniziativa a Roma. È un tema che ci sta davvero molto a cuore, sul quale stiamo lavorando e proprio la scorsa settimana in occasione di CNA Next, abbiamo presentato una proposta per l’accesso al credito agevolato, mettendo insieme la parte pubblica e istituti di credito privati, così da trovare soluzioni snelle dal punto di vista burocratico ed efficaci per consentire ai giovani imprenditori di rilevare aziende già esistenti, riducendo il rischio di impresa rispetto all’apertura di una nuova attività”.

La trasmissione, ad oggi, si conferma più efficace in ambito familiare, dove il passaggio generazionale va a buon fine nel 63,7% dei casi. Al contrario, emergono forti criticità nelle cessioni a dipendenti o a terzi: mancano acquirenti, risorse finanziarie e spesso anche condizioni di accordo soddisfacenti. Un dato su tutti: tra chi prova a vendere sul mercato, quasi nessuno riesce a concludere l’operazione. Insomma, quasi il 30% delle piccole imprese deve affrontare forti difficoltà nel percorso di trasmissione. Un dato che segnala una criticità strutturale e che rischia di compromettere la continuità di una parte rilevante del tessuto produttivo nazionale.

A pesare sul processo intervengono anche fattori esterni: burocrazia eccessiva, pressione fiscale elevata, costo del lavoro e carenza di personale qualificato rappresentano barriere che rallentano non solo la nascita di nuove imprese, ma anche la continuità di quelle esistenti. Il tema si intreccia inoltre con quello della trasmissione delle competenze. In particolare, nell’artigianato, dove impresa e “saper fare” coincidono, il rischio non è solo la chiusura dell’attività, ma la perdita di conoscenze che costituiscono un patrimonio unico del Paese.

Il quadro si complica ulteriormente alla luce delle trasformazioni demografiche. I giovani imprenditori under 40 rappresentano appena l’11,3% del campione, mentre cresce il peso delle classi più anziane. Una dinamica che incide non solo sulla trasmissione delle imprese, ma anche su quella delle competenze, elemento distintivo dell’artigianato e della qualità italiana. Proprio l’artigianato, tuttavia, mostra segnali di resilienza: il 68,1% dei giovani imprenditori opera in questo ambito, confermandone l’attrattività e il ruolo strategico per il futuro del Paese. L’indagine evidenzia anche gli ostacoli strutturali al “fare impresa”: burocrazia eccessiva (46,2%), pressione fiscale (44%), costo del lavoro e difficoltà nel reperire personale qualificato. A questi si aggiunge un nodo sempre più critico: l’accesso al credito. Negli ultimi anni si registra una riduzione significativa del supporto bancario, soprattutto per micro e piccole imprese, penalizzando in particolare chi intende acquistare un’attività esistente. Nonostante le difficoltà, resta elevata la soddisfazione per la scelta imprenditoriale: oltre l’83% degli intervistati si dichiara complessivamente soddisfatto. Un segnale importante, che testimonia la resilienza e la determinazione del tessuto imprenditoriale italiano.

“Rilevare un’impresa che già esiste sul territorio, con all’interno risorse umane già formate, con competenze specifiche – continua Agostini – consente non solo di fare investimenti più sicuri, ma anche di evitare di perdere conoscenze e capitale umano prezioso, che rappresenta la forza e il valore aggiunto del sistema di piccole e medie imprese italiano”.

 

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