Il denaro, per artigiani e piccole e medie imprese, continua a essere caro, soprattutto quando il finanziamento richiesto è di importo contenuto. Lo evidenzia una ricerca realizzata da CNA nazionale, che sottolinea come, analogamente a quanto accade per il costo dei carburanti, i tassi salgano molto velocemente ma scendano con lentezza.

“Quando un artigiano o un piccolo imprenditore ha bisogno di liquidità per acquistare un macchinario, pagare i fornitori o sostenere una fase di tensione finanziaria, si trova spesso a dover fare i conti con tassi di interesse elevati che, negli ultimi mesi, sono ulteriormente aumentati”, afferma Saverio Banini, presidente di CNA Grosseto.

È quanto emerge da un’elaborazione della CNA sui tassi applicati ai finanziamenti alle imprese al 31 dicembre 2025. Il dato più evidente è che, a parità di finalità, il denaro costa molto di più a chi chiede importi contenuti. Una distorsione che rischia di trasformare il credito da leva di crescita in un fattore di selezione.

Per i finanziamenti destinati agli investimenti, il tasso di interesse medio nazionale si attesta al 3,96%. Il costo varia però in modo significativo in base all’importo del prestito: si passa dal 3,58% delle operazioni superiori a un milione di euro al 6,08% dei finanziamenti fino a 50mila euro, con un differenziale di 2,5 punti percentuali. Anche la fascia immediatamente successiva, tra 50mila e 125mila euro, resta su livelli elevati, con un tasso del 5,50%.

La rischiosità del debitore incide, naturalmente, sulle condizioni applicate, ma non esaurisce la spiegazione del fenomeno. Per le imprese con probabilità di default inferiore all’1% il tasso è pari al 3,31%, mentre per quelle con probabilità superiore al 5% sale al 5,75%.

Il quadro diventa ancora più critico sui prestiti per esigenze di liquidità. A livello nazionale il tasso di interesse si attesta al 4,95%, ma per le operazioni fino a 50mila euro raggiunge l’8,73%, contro il 3,54% dei finanziamenti oltre un milione. Il differenziale è pari a 5,19 punti percentuali, più del doppio rispetto a quello rilevato sui prestiti per investimenti.

In tutte le macroaree, la classe fino a 50mila euro presenta un tasso superiore di circa un punto e mezzo rispetto alla fascia immediatamente successiva, tra 50mila e 125mila euro. È il segnale di un costo fisso del piccolo credito che pesa soprattutto sulle imprese di minore dimensione.

“Di fronte a questo – continua Banini – il rischio è che gli investimenti vengano rinviati e che la liquidità diventi sempre più onerosa proprio per le imprese più radicate nei territori. La questione dei tassi di interesse dei prestiti, inoltre, limita le possibilità imprenditoriali dei giovani artigiani o degli aspiranti imprenditori. Per capire l’entità del problema basta pensare a questo: ci sono pochissimi giovani che sono riusciti ad avviare un’attività, ottenendo un prestito in autonomia, senza avere garanzie solide”.

Rispetto ai picchi del 2023 si registra una riduzione, ma il costo del denaro resta lontano dai livelli precedenti alla stretta monetaria. Per gli investimenti il tasso di interesse complessivo è sceso dal 5,71% del 2023 al 3,96% del 2025, ma rimane più che doppio rispetto all’1,61% del 2021. Per la liquidità il tasso medio è passato dal 6,60% del 2023 al 4,95%, ma per le operazioni fino a 50mila euro resta all’8,73%.

“Per gli artigiani e i piccoli imprenditori toscani ci sono strumenti che possono mitigare, almeno in parte, il costo del denaro”, aggiunge Banini. “Mi riferisco, ad esempio, alle convenzioni che stipuliamo con istituti di credito o partner finanziari per ottenere, per i nostri associati, finanziamenti a tassi più favorevoli, come avviene con Artigiancredito. Oppure alla possibilità di utilizzare, per gli investimenti aziendali, alcune misure agevolative della Regione Toscana, che consentono di accedere a finanziamenti con durata massima di 7 o 10 anni e tassi variabili a partire dal 5,1%. A ciò si aggiunge la possibilità di ottenere contributi a fondo perduto che rimborsano dall’80% al 100% degli interessi pagati. È evidente, però, che è necessario rafforzare gli strumenti utili a migliorare l’accesso al credito delle piccole imprese: garanzie pubbliche più efficaci, piena valorizzazione del ruolo dei Confidi, criteri di valutazione più attenti alla storia e alla qualità dell’impresa, procedure più semplici e tempi più rapidi”.

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