Le alte temperature e le ondate di calore di questa estate stanno mettendo a dura prova una categoria di lavoratori spesso dimenticata quando si parla di rischio termico: gli autisti professionali. “Il Regolamento europeo (CE 561/2006) impone tempi di guida e riposo rigidissimi, ad esempio il massimo di 9 ore di guida giornaliera, la pausa obbligatoria di 45 minuti dopo 4 ore e mezza al volante, il riposo giornaliero di almeno 11 ore – spiega Michele Demi, presidente di CNA Fita Grosseto – ma non prevede alcuna deroga legata alle condizioni climatiche del luogo in cui la sosta viene effettuata. Che la piazzola sia ombreggiata o un semplice slargo d’asfalto esposto al sole, l’autista è comunque tenuto a fermarsi lì, con temperature che in questi giorni superano stabilmente i 35-40 gradi e trasformano la cabina, in pochi minuti, in un ambiente rovente”.

A complicare il quadro c’è un problema tecnico spesso sottovalutato: non tutti i mezzi sono dotati di sistemi di refrigerazione che funzionino a motore spento. Le politiche di contenimento dei consumi e le normative antinquinamento scoraggiano la sosta a motore acceso, lasciando molti autisti nella condizione di dover scegliere tra rispettare la pausa obbligatoria sopportando il caldo estremo, oppure violare le regole aziendali pur di avere un minimo di climatizzazione. “Una scelta – commenta Demi – che nessun lavoratore dovrebbe trovarsi a dover fare”.

Il problema si aggrava ulteriormente nelle fasi di carico e scarico nei piazzali dei committenti, dove può accadere di restare fermi per ore, spesso a motore spento e senza un filo d’ombra, prima ancora di poter movimentare la merce. E per chi trasporta merci pericolose, a questo si aggiunge l’uso obbligatorio di tute e dispositivi di protezione individuali integrali che, con temperature simili, aumentano in modo significativo il rischio di disidratazione rapida e di colpi di calore.

“Proprio per questi motivi – chiede Demi – rivolgiamo un appello diretto a tutte le aziende committenti: ottimizzare i tempi delle operazioni di carico e scarico, riducendo le attese e programmando con maggiore efficienza gli slot logistici. Tenere un autista cinque ore fermo in un piazzale a 40 gradi, farlo caricare o scaricare e poi riportarlo immediatamente alla guida non è una condizione di sicurezza accettabile, né per il lavoratore né per chi condivide la strada con lui nelle ore successive”.

Ci sono poi categorie particolarmente esposte a questo tipo di stress. Gli autisti di linea, che restano fuori sede per l’intera settimana lavorativa e dormono a bordo del mezzo anche di notte, spesso senza una climatizzazione efficace durante il riposo, o ancora, chi trasporta prodotti alimentari a temperatura controllata, costretto a più riprese nella stessa giornata a passare da celle frigorifere a -20 gradi a un esterno di 40 gradi, con sbalzi termici che mettono a dura prova il sistema cardiovascolare. Anche i corrieri, che nel corso delle loro numerose consegne giornaliere entrano ed escono ripetutamente dai vani di carico, possono accumulare choc termici frequenti oltre alla fatica fisica della movimentazione manuale dei colli.

“Riteniamo – conclude Demi – che la sicurezza degli autisti professionali non possa prescindere dalle condizioni fisiche in cui viene effettivamente vissuta la sosta obbligatoria e chiediamo un impegno concreto da parte di tutta la filiera logistica per affrontare questo rischio con la stessa serietà riservata al rispetto dei tempi di guida e di riposo”.

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