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TARI, STOP a ulteriori AUMENTI: Rete Imprese Grosseto chiama in causa i Comuni, il gestore del servizio e l’Ato

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Di conseguenza, va superata l'opacità delle voci che compongono la bolletta dei rifiuti, va applicato il principio del "chi più inquina più paga" e, soprattutto, vanno eliminate le disparità tariffarie tra territori; in particolare tra territori limitrofi.
Sono queste le esigenze che Rete Imprese Grosseto avverte e che intende confrontare con Sei Toscana e con i Comuni che, di fatto, dell'Ato sono gli "azionisti" di riferimento.

Le imprese si sono fatte carico, nel 2013 e poi nel 2014 di aumenti delle tariffe consistenti; nel 2015, non sono nelle condizioni di poter fare altrettanto.
La crisi ha ridotto i consumi e, conseguentemente, sia la produzione che le vendite.
Il combinato di tali fattori ha portato alla riduzione dei rifiuti ma, stranamente, non ha prodotto un effetto analogo sui costi di smaltimento.

E' per questi motivi che Rete Imprese Grosseto invitai Sindaci di farsi carico – in rapporto all'Ato e al gestore – dei problemi e delle criticità denunciati dalle imprese (dissipando l'opacità che accompagna la formazione della tariffa, le disparità di trattamento e le incongruenze che "separano" territori spesso limitrofi).
Ogni impresa, in ossequio al principio comunitario "chi inquina paga" dovrebbe sostenere un costo proporzionale alla produzione effettiva di rifiuti.
Non è mai stato così. I passaggi da Tarsu a Tares e subito dopo quello a Tari non sono stati mai "indolori". Numerose aziende infatti, anche producendo una minore quantità di rifiuti, si sono viste notificare aumenti incredibili e privi di ogni logica..
Sembra incredibile, una carrozzeria di 662 metri quadrati (108 di locali tecnici; 172 di magazzino; 25 di uffici e servizi e i 357 restanti di superficie produttiva) ha pagato a Grosseto (come dimostra l'ultima cartella TARI), 2.456,53 euro (con 150 metri tassati al cento per cento e 472 ridotti del 30%).
La stessa azienda avrebbe pagato: 2374 euro nel Comune di Orbetello, 1189 euro in quello di Follonica, un migliaio di euro a Pitigliano e 790 ad Arcidosso.
Sempre a titolo di esempio, un ristorante di 115 metri quadrati (sala da pranzo 75 metri quadrati, 20 adibiti a cucina e 20 a servizi) ha pagato a Grosseto 1.851,50 euro.
Lo stesso ristorante ne avrebbe pagati 3.620 a Follonica, 2.006 a Massa Marittima e 827 a Roccastrada.

Analoga comparazione – registrando gli stessi risultati -, potrebbe essere fatta per la più ampia categoria di impresa.
Niente da dire, ovviamente, sul piano della legittimità: la norma delinea una "forchetta" all'interno della quale i vari comuni fissano le proprie tariffe.
Sul piano della opportunità, dell'equità e dell'omogeneità, soprattutto tra territori contigui, ci sarebbe però da discettare all'infinito.
La recente risoluzione del Mef e la necessità di rivedere l'insieme dei Regolamenti comunali costituisce, a giudizio di Rete Imprese Grosseto, un'occasione che le imprese utilizzeranno per far valere i propri diritti.
Crediamo però che per gli stessi Comuni – e gli esempi confermano tale convinzione -, la revisione dei Regolamenti sia un'occasione da non perdere.

Carla Palmieri – presidente Rete Imprese Grosseto
Renzo Alessandri – direttore Rete Imprese Grosseto




Pubblicato da: CNAGROSSETO.IT

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